Il Murst

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La particolarità geografica e geologica dell'area, il verificarsi di alcuni eventi gravitativi di rilevanza nazionale e la contiguità con zone a spiccata sismicità, fanno di questa porzione di territorio un'area particolarmente significativa che la configurano come "laboratorio" per lo studio di fenomeni franosi nei terreni argillitici caoticizzati. In particolare, la ricerca si propone di supplire al gap conoscitivo nel campo delle metodiche di investigazione sui movimenti franosi che caratterizzano ampie porzioni di Appennino settentrionale.

La collocazione dell'area in una porzione di Appennino a elevata antropizzazione e ad elevata valenza turistica quale quella dell'alta valle del Fiume Reno costituisce inoltre un'importante passo per la definizione dei modelli di allertamento e dei piani di Protezione Civile, per i quali lo studio puntuale dei fenomeni non può essere disgiunto dalla considerazione della particolare orografia e della relativa difficile accessibilità. Si ritiene pertanto che il Progetto, pur sviluppato e tarato per una zona peculiare, possa avere valenza nazionale e pertanto caratterizzare il Piano generale, anche per la possibilità di interscambio dei dati e delle esperienze con altri Soggetti operanti in contesti affini.

PERCHE' LA RICERCA

L'esperienza sviluppata nell'ultimo biennio in relazione alla serie di eventi alluvionali e movimenti franosi che hanno caratterizzato l'area Appenninica bolognese e per cui ben tre volte è stato dichiarato lo stato di emergenza ai sensi dell'Art. 5 della legge 225/92, con consistenti impegni finanziari (complessivamente 10 miliardi sulle tre localizzazioni) ha dimostrato l'esistenza di ampie zone d'ombra nel campo delle metodiche di indagine sui movimenti franosi nei complessi caoticizzati e delle modellistiche finalizzate alla previsione degli stessi eventi e delle loro modalità di evoluzione con effetti molto negativi sulla programmazione degli interventi ordinari e di protezione civile sul territorio.
D'altro canto le indagini e le osservazioni condotte sui tre movimenti franosi hanno dimostrato la permanenza statistica di una correlazione fra fenomeni fino ad ora studiati separatamente e la debolezza degli usuali schemi con cui si è soliti operare nell'ambito della geotecnica applicata. Si è quindi ritenuto opportuno avanzare la proposta di realizzare il presente piano che intende utilizzare lo stesso territorio dissestato come macrolaboratorio per il superamento delle citate zone d'ombra e quindi costruire un'area laboratorio da cui ricavare dati che, opportunamente confrontati e rielaborati, potranno definire modelli di uso del territorio e di controllo del rischio idraulico ed idrogeologico estendibili a gran parte del territorio nazionale i materiali infatti si ritrovano diffusamente in tutta l'area appenninica delpiacentino sino alla Basilicata), nonchè individuare degli indicatori che con progressivi gradi di attendibilità possano prevedere il manifestarsi di movimenti franosi importanti. Tale ricerca assume pertanto particolare valenza considerando che sarà sviluppata interamente su aree della provincia di Bologna definite in ambito CEE nell'obiettivo 5B, che risultano inoltre contigue ad altre in territorio Toscano ad elevato interesse per quanto riguarda la tettonica e la sismicità.

I SOGGETTI COINVOLTI

Perchè COSEA
Per la creazione e la realizzazione di una banca dati necessaria allo sviluppo della ricerca, tenendo conto sia della quantità dei dati rilevati sia della complessità del trattamento, si è ritenuto necessario attivare un soggetto con competenza specifica all'ambito della gestione ed elaborazione dati. In considerazione delle competenze richieste è risultato opportuno avvalersi delle capacità tecniche esistenti in CoSeA, un consorzio locale (avente sede nel comune di Castel di Casio e pertanto in area elegibile), che dispone delle competenze e dei mezzi necessari alla gestione ed elaborazione di tali dati.


Il Soggetto attuatore
La legge 142/90 ha definito natura ruolo e funzioni della Comunità Montana, sancendone in modo inequivocabile la natura di Ente locale con propria entità istituzionale, ben distinta dagli altri Enti, ma con pari dignità di Provincia e Comune.
La Comunità Montana è quindi titolare:

 

funzioni proprie attribuite dalla legge dello Stato;

 

interventi speciali per la montagna stabiliti dalla CEE;

 

funzioni proprie di Regione, Provincia e Comune ad essa delegate;

 

dell'esercizio associato di funzioni proprie dei Comuni

 

Secondo la legislazione vigente la Comunità Montana deve essenzialmente provvedere a porre in essere le azioni organiche e coordinate dirette allo sviluppo globale della montagna nel rispetto e con la tutela dell'ambiente e dell'originalità del patrimonio storico-culturale dei territori montani.
In particolare la Comunità Montana Alta e Media Valle del Reno pone in essere l'esercizio associato di funzioni e la gestione associata di servizi pubblici di cui all'articolo Il delle Legge 97/94 attraverso le seguenti strutture:

a) tecniche di ricerca applicata, e gestione territoriale in ambito di salvaguardia idrogeologica, di geologia applicata, protezione civile anche finalizzata allo studio, prevenzione e gestione del rischio idrogeologico;
b) tecnico - amministrative e di supporto alle attività istituzionali dei comuni con particolare riguardo ai compiti di assistenza al territorio; sociali di orientamento e formazione per i giovani con preminente scopo di favorire la permanenza nei territori montani.
Inoltre la Legge della Regione Emilia Romagna n. 45/95, in particolare agli articoli 6 e 7, assegna alle Comunità Montane la predisposizione dei Piani Intercomunali di Protezione Civile, la raccolta dei dati e delle informazioni utili alla programmazione regionale e provinciale, l'attuazione degli interventi di propria competenza previsti in detti programmi e la previsione e la prevenzione dei rischi idrogeologici, idraulici, di valanghe e di incendi boschivi dotandosi di strutture di protezione civile e stipulando apposite convenzioni.

PERCHE' QUESTI SOGGETTI

Nell'ambito dell'esperienza dei grandi dissesti idrogeologici di rilevanza nazionale, sino ad oggi da noi studiati, si è evidenziata, vista la complessità dei fenomeni stessi, la necessità di affrontare le problematiche connesse in maniera pluridisciplinare sia nell'ambito dello studio e del monitoraggio sia nell'ambito della progettazione delle opere.

Da qui la necessità di interagire con strutture e conoscenze specifiche nell'ambito dei vari campi che coinvolgano lo studio dei materiali e dei movimenti gravitativi ad essi connessi. Più in particolare l'osservazione diretta ed il monitoraggio ha portato alla necessità di prevedere approfondimenti tecnico-scientifici, nei vari ambiti di competenze, in quanto i dati e le modellistiche sino ad oggi a disposizione, risultano insufficienti alla comprensione del manifestarsi dei fenomeni stessi. Nello specifico la collaborazione già avviata da diversi anni ha portato l'Università di Firenze ad essere un canale privilegiato per la consulenza in merito alle problematiche geologiche presenti nell'area in oggetto di piano, e l'Università di Ferrara, in merito agli aspetti idraulici e idrogeologici. Inoltre in considerazione delle evidenze mostrate dai maggiori dissesti gravitativi studiati, concernenti alle manifestazioni gassose, è risultato oppurtuno correlare gli studi eseguiti negli ultimi 20 anni dall'Università di Bologna, Dipartimento di Ingegneria e di Chimica, Mineraria e delle Tecnologie Ambientali, inerenti la valutazione del comportamento del gas metano nell'ambito locale, con le tematiche sviluppate dagli altri Enti Universitari sopracitati. Per le motivazioni sopra esposte a tali soggetti (Università di Firenze, Consorzio Ferrara Ricerche e Università di Bologna), è stata affidata, nell'ambito del progetto, la responsabilità rispettivamente:

 

 
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